Volemose male

La parte apodittica di www.suzukimaruti.it
May 08
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I post di Paolo Madeddu sulla classifica italiana che trovate su Macchianera sono bellissimi già di loro.

Ed è un segno dei rough times in cui viviamo il fatto che la migliore (e involontaria?) analisi politica degli ultimi tempi sia di fatto un testo che parla (male, come è giusto) di Madonna.

Il resto del post lo trovate qui.

Ma di seguito vi faccio un bel condensato alla Reders’ Digest.

Madonna è come Berlusconi.

“…Cosa? Senti, buffone, le altre settimane sostenevi che Vasco Rossi è come Berlusconi, e adesso siccome al n.1 c’è Madonna, vieni a dirci- ”…sì, precisamente. Chi è al n.1 è SEMPRE come Berlusconi. Non ci credete? Ok: Madonna Ciccone, dunque. Rifatta da capo a corde vocali come lui, peronista come lui, “grande comunicatrice” dell’inutile come lui, al numero uno per inerzia come lui. Tra 50 anni molto probabilmente ce l’avremo ancora tra le palle come lui, e come lui ci dirà: “Io, io, IO” - e nient’altro, perché la realtà è che come lui non ha niente da dire, come lui non ha nessun vago progetto se non stare a galla o è perduta. Come lui va per tentativi - forse la sera prima di dormire si sentono, e si chiedono consiglio: tu aggrappati a Putin, tu a Timbaland, stai con Bossi, molla William Orbit - rilanciamo gli anni ’80 o i ’70? Mi spoglio, mi vesto? Ronaldinho farà salire i voti? Il bambino africano farà salire le vendite? Con chi ci facciamo fotografare in torbidi atteggiamenti: Britney Spears, Mara Carfagna, la prima scema che capita?”


Ci sono stati – i più giovani non lo crederanno – tempi in cui, senza tremare, critica e pubblico vedevano il Padrone e la Diva come realmente erano. In una parola: scarsi. Madonna per una decina d’anni è stata lontanissima dalla venerazione attuale. Pensate alla diretta Rai del concerto torinese del 1987– il famoso “Sieteccaldi? Anchio” – con tutte le sue stecche, o il concerto a Roma del 1990 cancellato per i pochi biglietti venduti, i brodosi Erotica e Bedtime stories e gli innumerevoli film inguardabili. Ma si sa, i media hanno una certa età. Erano adolescenti negli anni ’80, e non riescono a pensarsi senza Silvio e Madonna. Così li hanno ripescati, sviluppando il dogma dell’infallibilità. E qualunque fregnaccia Madonna e Silvio producano, viene necessariamente considerata in sintonia col ventre molle del pubblico. Poco importa che i dischi di Madonna siano per metà roba dance già sentita e per metà ballate noiose come il morbillo. Poco importa che Silvio sia un improvvisatore scombinato. A posteriori, ogni loro banalità è considerata una mossa impeccabile, di chi ha le antenne per captare i nostri reconditi desideri. E dire che la copertina di questo bolsissimo Hard candy è così eloquente: il cyborg Ciccone a cosce aperte in versione sadomaso: anche Silvio dovrebbe farsi fotografare in quella posa, a rivendicare la coolness della tortura – e che tortura questo stupido disco, col suo stupido titolo.

Apr 16
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E’ inquietante, ma li ho giocati praticamente tutti, salvo giusto un paio recentissimi.
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Apr 14
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Che geek sei?

Io ci ho anche provato a guardare i 6 profili di Wired che ritraggono le 6 categorie di geek.

Ma non riesco a pensare al fatto che - otaku a parte - ho abbracciato tutti gli altri 5 profili in diverse fasi della vita.

E non sono identità di cui ci si libera facilmente.

Apr 13
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Alla deriva, alla discoteca*

Da qualche giorno sono ufficialmente fan di Little Boots, che oltre al suo eccelso “Stuck On Repeat” (che regala tranquillamente alla blogosfera in formato mp3 a 320 Kb: sta donna è troppo avanti per essere vera) più o meno ogni lunedì piazza su YouTube sue divagazioni musicali in video.

Si tratta di cose fatte just for fun, ma da non sottovalutare, anche perché la figliola suona cose curiose e per di più le suona bene e con una facilità e uno stile che rivelano talento, groove, idee. (e sì, un pezzo lo suona in mutande su un Roland SH-101 - credo - e questo può aver influenzato il giudizio, se siete dei malpensanti)

Il bello è scoprire come un musicista ti porti facilmente alla deriva. Senti Little Boots che fa una cover tutta sua di “Wearing My Rolex” di Wiley (un pezzo house-rap trasformato in un “qualcosa” per voce e piano) e ovviamente ti vai a guardare l’originale. Originale che campiona in modo sfacciato nientemeno che uno dei tuoi pezzi house preferiti, ovviamente rimaneggiati da SSH (che non è uno dei tunnel tanto decantati da Andrea Beggi, ma Steve “Silk” Hurley, cioè la house di Chicago fatta a persona).

E poi mi fermo, ma giusto perché potrei andare avanti per ore di deriva in deriva.

E così via. Dai cazzeggi di una affascinante brunetta puoi perderti per ore e perfino tornare alle tue prime sessioni di clubbing, quando la passione per la house era qualcosa da tenere nascosto perché avrebbe minato la tua street cred rock.

* sì, lo so che il titolo è cretino

Apr 09
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Apr 04
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I’m nothing but a number (ma carino). Ecco come in Giappone mascherano i codici a barre nei packaging dei prodotti. 
(e come al solito se cliccate sull’immagine vi porta ad una galleria più ampia)

I’m nothing but a number (ma carino).

Ecco come in Giappone mascherano i codici a barre nei packaging dei prodotti.

(e come al solito se cliccate sull’immagine vi porta ad una galleria più ampia)

Apr 03
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Apr 01
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Fuori dal mito - o anche un po’ dentro, valutate voi - gli scatti di Dennis Stock nella California degli anni Sessanta. Un bianconero impietoso, bellissimo. Sembra comporre canzoni dei Doors da solo. 
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Fuori dal mito - o anche un po’ dentro, valutate voi - gli scatti di Dennis Stock nella California degli anni Sessanta. Un bianconero impietoso, bellissimo. Sembra comporre canzoni dei Doors da solo.

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