I post di Paolo Madeddu sulla classifica italiana che trovate su Macchianera sono bellissimi già di loro.
Ed è un segno dei rough times in cui viviamo il fatto che la migliore (e involontaria?) analisi politica degli ultimi tempi sia di fatto un testo che parla (male, come è giusto) di Madonna.
Il resto del post lo trovate qui.
Ma di seguito vi faccio un bel condensato alla Reders’ Digest.
Madonna è come Berlusconi.
“…Cosa? Senti, buffone, le altre settimane sostenevi che Vasco Rossi è come Berlusconi, e adesso siccome al n.1 c’è Madonna, vieni a dirci- ”…sì, precisamente. Chi è al n.1 è SEMPRE come Berlusconi. Non ci credete? Ok: Madonna Ciccone, dunque. Rifatta da capo a corde vocali come lui, peronista come lui, “grande comunicatrice” dell’inutile come lui, al numero uno per inerzia come lui. Tra 50 anni molto probabilmente ce l’avremo ancora tra le palle come lui, e come lui ci dirà: “Io, io, IO” - e nient’altro, perché la realtà è che come lui non ha niente da dire, come lui non ha nessun vago progetto se non stare a galla o è perduta. Come lui va per tentativi - forse la sera prima di dormire si sentono, e si chiedono consiglio: tu aggrappati a Putin, tu a Timbaland, stai con Bossi, molla William Orbit - rilanciamo gli anni ’80 o i ’70? Mi spoglio, mi vesto? Ronaldinho farà salire i voti? Il bambino africano farà salire le vendite? Con chi ci facciamo fotografare in torbidi atteggiamenti: Britney Spears, Mara Carfagna, la prima scema che capita?”
Ci sono stati – i più giovani non lo crederanno – tempi in cui, senza tremare, critica e pubblico vedevano il Padrone e la Diva come realmente erano. In una parola: scarsi. Madonna per una decina d’anni è stata lontanissima dalla venerazione attuale. Pensate alla diretta Rai del concerto torinese del 1987– il famoso “Sieteccaldi? Anchio” – con tutte le sue stecche, o il concerto a Roma del 1990 cancellato per i pochi biglietti venduti, i brodosi Erotica e Bedtime stories e gli innumerevoli film inguardabili. Ma si sa, i media hanno una certa età. Erano adolescenti negli anni ’80, e non riescono a pensarsi senza Silvio e Madonna. Così li hanno ripescati, sviluppando il dogma dell’infallibilità. E qualunque fregnaccia Madonna e Silvio producano, viene necessariamente considerata in sintonia col ventre molle del pubblico. Poco importa che i dischi di Madonna siano per metà roba dance già sentita e per metà ballate noiose come il morbillo. Poco importa che Silvio sia un improvvisatore scombinato. A posteriori, ogni loro banalità è considerata una mossa impeccabile, di chi ha le antenne per captare i nostri reconditi desideri. E dire che la copertina di questo bolsissimo Hard candy è così eloquente: il cyborg Ciccone a cosce aperte in versione sadomaso: anche Silvio dovrebbe farsi fotografare in quella posa, a rivendicare la coolness della tortura – e che tortura questo stupido disco, col suo stupido titolo.

