Io ci ho anche provato a guardare i 6 profili di Wired che ritraggono le 6 categorie di geek.
Ma non riesco a pensare al fatto che - otaku a parte - ho abbracciato tutti gli altri 5 profili in diverse fasi della vita.
E non sono identità di cui ci si libera facilmente.
Da qualche giorno sono ufficialmente fan di Little Boots, che oltre al suo eccelso “Stuck On Repeat” (che regala tranquillamente alla blogosfera in formato mp3 a 320 Kb: sta donna è troppo avanti per essere vera) più o meno ogni lunedì piazza su YouTube sue divagazioni musicali in video.
Si tratta di cose fatte just for fun, ma da non sottovalutare, anche perché la figliola suona cose curiose e per di più le suona bene e con una facilità e uno stile che rivelano talento, groove, idee. (e sì, un pezzo lo suona in mutande su un Roland SH-101 - credo - e questo può aver influenzato il giudizio, se siete dei malpensanti)
Il bello è scoprire come un musicista ti porti facilmente alla deriva. Senti Little Boots che fa una cover tutta sua di “Wearing My Rolex” di Wiley (un pezzo house-rap trasformato in un “qualcosa” per voce e piano) e ovviamente ti vai a guardare l’originale. Originale che campiona in modo sfacciato nientemeno che uno dei tuoi pezzi house preferiti, ovviamente rimaneggiati da SSH (che non è uno dei tunnel tanto decantati da Andrea Beggi, ma Steve “Silk” Hurley, cioè la house di Chicago fatta a persona).
E poi mi fermo, ma giusto perché potrei andare avanti per ore di deriva in deriva.
E così via. Dai cazzeggi di una affascinante brunetta puoi perderti per ore e perfino tornare alle tue prime sessioni di clubbing, quando la passione per la house era qualcosa da tenere nascosto perché avrebbe minato la tua street cred rock.
* sì, lo so che il titolo è cretino
La pietra tombale - simpatica - sul Big Beat, scritta dalla sua ostetrica, cioè Damian Harris, cioè Midfield General, cioè il signore che ha inventato la Skint Records, cioè il signore che ha preso Norman Cook e lo ha trasformato in Fatboy Slim.
edit: ne ha tumblrato (tra l’altro prima di me) anche FDL. E chi non legge il suo Tumblr sarà colpito da grande sfortuna musicale (tipo un vicino di scrivania che ascolta Celine Dion dalle 9 alle 17, una fidanzata che ti trascina a vedere un live di Ligabue, l’autoradio rotta, con la sintonia fissa su Radio Onda Latina, ecc.)
Fuori dal mito - o anche un po’ dentro, valutate voi - gli scatti di Dennis Stock nella California degli anni Sessanta. Un bianconero impietoso, bellissimo. Sembra comporre canzoni dei Doors da solo.
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