Gettare l'amo nella Rete
I responsabili di una delle tante (troppe?) aziende che fanno Search Engine Optimization - hanno pensato bene di inviare una lettera standard (spacciata per personale) ad un bel po’ di blogger, cercando di coinvolgerli in chissà che cosa.
La mail originale diceva:
“Ciao,
Ho visto il tuo blog e mi è piaciuto tantissimo. Attualmente stiamo cercando un appassionato di blog e delle community su internet.
La figura potrebbe diventare responsabile dei servizi community della nostra azienda, occupandosi di gestione di blog, profili su Facebook, Myspace, Youtube.
Dimmi se sei interessato cosi potremo approfondire il discorso.”
Peccato che la mail, arrivata a mezza blogosfera, fosse standard, identica per uomini e donne (con tanto di concordanze sbagliate, nel caso delle signore) e basata su un principio furbetto: fingere interesse personale nei confronti di qualcuno, pur di attrarlo.
Ecco la mia risposta, anche in seguito alla poco convincente mail di delucidazione ricevuta da Elena, dopo che ha chiesto ragguagli ai diretti interessati.
Caro XYZ,
il bello della posta cartacea è che è possibile identificare subito le lettere generiche inviate a centinaia di persone fingendo che siano indirizzate a loro personalmente.
In media si tratta di cose tipo “Euroclub”, che fingono di regalarti un libro e in realtà ti abbonano ad un servizio per cui ogni due mesi circa ti mandano, senza averlo espressamente richiesto, un libro che scelgono loro, a meno che non compri un libro tua sponte ogni volta che ti mandano il catalogo in buca. E di solito si vince anche una brutta radiosveglia, dopo aver grattato con trepidazione un coupon dorato.
Quindi ci ho messo qualche minuto a capire che la tua mail in cui mi (mi? solo a me?) proponi una collaborazione è stata inviata a mezza blogosfera italiana, ovviamente con lo stesso testo che peraltro non distingue tra maschi e femmine.
La faccio breve: con questa tecnica non cavi un ragno da un buco. Già mi avevate scritto settimane fa usando un ice-breaker diverso, cioè dicendomi “hey, anche tu sei di Torino” e poi via con la stessa richiesta di aggancio.
Anche trascurando il fatto che il tutto ad alcuni potrebbe sembrare un’operazione di spamming, viste le modalità massive di invio della stessa mail, l’atto di cercare di “agganciare” i blogger uno ad uno con una lettera che sembra dire “sì, voglio te, proprio te!” e che poi non è tale è perfettamente legittimo, ma dice su di te e sulla tua impresa molto più di mille case histories.
Insomma, è una furbata. L’ennesima che vediamo in questa italia berlusconiana. E non è nemmeno la peggiore.
Però è la meno adatta per una comunità, come quella dei blogger, in cui le voci girano, la gente comunica, sono tutti permalosi e un trucchetto come il vostro dura sì e no venti minuti prima di essere scoperto.Mi sorge il serissimo dubbio che dalle vostre parti non ve ne freghi nulla dei blog come categoria e meno che mai dei singoli blogger, altrimenti avreste fatto tutto tranne che cercare di buggerarli.
Se vi foste degnati di conoscere il mondo dei blog (e non basta averne uno aziendale con 4 post per poter dire di conoscere la blogosfera) avreste saputo fin da subito che la vostra iniziativa si sarebbe rivelata un boomerang (sentite uno strano sibilo nell’aria?).
Intendiamoci, il vostro non è un peccato mortale: là fuori è pieno di imprese per cui la “parte abitata della Rete” che conversa, discute, condivide, ecc. non è altro che terreno di conquista per pubblicità, marketing, ecc. E a volte fanno cose ben peggiori.
Incontro ogni giorno manager e imprenditori che considerano la blogosfera poco più che una versione complicata della cartellonistica e come tale la trattano. Approcciano la blogosfera con supponenza, con dei trucchetti e senza conoscerla e rigorosamente ne escono male.
Contemporaneamente è pieno (un po’ meno pieno, a dire il vero) di aziende che cercano un contatto con la blogosfera, ma lo fanno rispettandola, conoscendola e utilizzandola per quello che è: un bel mix di saperi, identità e relazioni con cui è intelligente e produttivo entrare in contatto per avere idee, spunti, critiche, ecc. Quanto di più lontano da un megafono, insomma.
Un consiglio: la prossima volta, prima di cercare di coinvolgere “i blog”, provate a leggerne qualcuno e a conoscerli - come sistema - più da vicino. Ed evitate le mail finto-personali, chè vi becchiamo in 10 minuti.
Non basta guardare la classifica dei primi 100, 200, 300 blog e contattarli tutti via mail fingendo interesse nei loro confronti per accreditarsi presso la “scena”.
Di me e del mio blog (e temo di tutti quelli contattati da voi) mi sa che non sapete quasi niente, vi interesso come blogger nella misura in cui il mio blog è in una classifica o in una lista; tuttalpiù vi interessa la quantità dei miei contatti e non la natura o la qualità di quello che scrivo.
Pertanto, declino la vostra “personalissima” offerta, che per me ha lo stesso appeal dei suddetti club mensili del “libro imposto”. Non faccio business con chi non mi conosce e non si presenta bene.
Cordialità,
Enrico/Suzukimaruti
P.S. vi regalo, per simpatia, un dubbio: ma quanto vi conviene sbandierare come case history positiva un sito come www.bakeca.it, pieno - tra tante cose legittime - di inserzioni (tra il comico e il triste) di prostitute et similia?
UPDATE
I responsabili dell’azienda di SEO mi hanno contattato, hanno ammesso l’errore, si sono scusati e hanno esplicitamente chiesto aiuto alla blogosfera, col fine di capirsi a vicenda.
Per farla breve, ci si vede al BarCamp di Torino e se ne parla live. Un’occasione in più per accorrere numerosi in questa splendida città che Venditti ha definito “Napoli che va in montagna” (e per la quale è stata emessa una fatwa dal sottoscritto già numerosi anni addietro).